E' soltanto la storia di un giorno, del nostro ultimo giorno, una storia che a molti potrebbe non colpire ma Nicole quella che molti chiamavano "Vita" pensava fosse un'invenzione di qualche pubblicità per umani incapaci di confrontarsi con il mondo, aveva dimenticato la capacità di dare un senso a tutto ciò che di insignificante esisteva, quello che noi chiamiamo esistenza per lei era sopravvivenza, e pensare che tutti crediamo di sopravvivere ma dovevate vedere i suoi occhi per capirlo, forse nella sua casa cosi silenziosa c'è ancora qualche sua foto ricoperta di tempo e si sente persino il suo odore... era cosi bella che quando la vidi la prima volta, l'aria che c'era tra di noi sembrava immobile, come a rendere ogni dettaglio un particolare del quale non si poteva fare a meno.
Ogni giorno per lei passava cadendo come una foglia autunnale, ammazzando il tempo continuamente, trovando anche qualcosa di banale da fare per non sentirsi inutile, non riusciva da tempo a provare più amore per le cose che faceva, ma osservava molto ogni cosa e ogni piccolo particolare restava impresso nella sua mente, come se ogni cosa potesse darle un insegnamento.
Spesso ricordava la frase che sua madre le ripeteva quasi ogni giorno riferendosi a suo padre che è fuggito e che lei continuava ad amare ancora, sopratutto quando la vedeva triste diceva "Nicole quello che di più desideri a volte non succede... potrai conoscere migliaia di persone e nessuna ti potrà colpire veramente ma poi se hai un pò di fortuna ne conosci una e decidi di voler restare con lei per sempre... o quasi."
Era novembre ed un bel pò di tempo era passato dal giorno di quell'incidente ed ogni giorno era un chiodo che la bloccava in quei luoghi che tanto sapevano di noi, a Lione faceva freddo e lei decise di uscire da quella casa che era diventata il suo bunker privato, passare un pò di tempo insieme per sentirsi ancora viva, per dare un senso a quel vuoto che la avvolgeva.
Gli aghi di ghiaccio dell'aria fredda penetravano quel trench rosso che aveva acquistato qualche settimana prima, battendo i denti tirò la sua sciarpa fatta in casa sul suo viso delicato, Nicole godeva dell'inverno forse perchè poteva nascondersi da quella realtà che tanto la faceva sentire cosi inadeguata.
Le luci, i volti, le automobili scintillanti.. fusi insieme giunti all'attraversamento pedonale di un incrocio... quel caos la faceva sentire parte di un sistema, i volti delle persone seguivano traiettorie divergenti ed era come se i loro corpi fluissero con continuità l'uno con l'altro, le dava una forza che lei non voleva, si sentiva conforme a tutte quelle persone che sembravano cosi diverse da ciò che era.
In mano aveva il solito mazzo di fiori profumati, lo portava con sè come se l'unico scopo della sua vita fosse riconquistare un'amore perduto.
Il cancello era aperto e l'aria era cosi leggera che le gambe non sentivano più il peso di un corpo cosi perfetto, sentirsi sola in quel posto le ha dato un brivido che la accarezzava e quella sensazione che non provava da tempo la stupì, in quel cimitero lei si sentiva l'unico essere privo di vita, il sentiero scavato per arrivare sembrava l'unica strada per un paradiso privato che ormai non sentiva più suo...
Nicole non ha mai preteso niente, ma la vita era stata dura con lei, le aveva tolto tutto ciò a cui credeva veramente, la solitudine voleva non abbandonarla mai, la cullava e la faceva parte di sè, ciò che più desiderava l'aveva avuto e ogni lacrima versata era seguita da un sorriso di cui quasi si vergognava.
Lasciò quei fiori colorati in quel metro quadrato di disperazione e di sogni infranti. Non osò neanche parlarmi quel giorno, pervasa da un istinto incontrollabile pianse e scappò via. Chiuse gli occhi per un attimo e quando li riapri stupendosi di ciò che stava accadendo si accorse della forza con la quale il suo cuore le fece scorrere il sangue dentro, sembrava quasi che in un momento cosi inadatto la vita avesse preso il sopravvento su di lei. Aveva fatto una scelta inconsapevole, aveva metabolizzato la perdita di un amore e solo adesso era pronta ad amare di nuovo sè stessa.
Non ho mai saputo più nulla,ma credo che a volte ciò che si ha dentro è più forte di qualsiasi condizione umana, non si può scappare da sè stessi a lungo, bisogna conoscersi a fondo prima di farsi del male, prima di buttare via un'amore forse serve amare sè stessi più di ogni altra cosa.
Non so più nulla di lei da mesi ma la voglio immaginare mia come sempre,voglio ricordare le fossette delle sue guance felici coperte da quella felpa che metteva quando sentiva freddo, il profumo che regalava a tutto ciò che le stava attorno, i fiori sono ormai secchi e vorrei diventassero presto polvere, vorrei tanto vederla felice anche se so che mi farebbe male, ma la amo cosi tanto da riuscire ad immaginarla vivere.
Amare è l'unico modo per non sentirsi soli.

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