"My mind is the only place i feel safe. I live inside of It. It can make hell into paradise and paradise into hell."


Sometimes i feel quite inspired...

mercoledì 15 febbraio 2012

Crateri

Mi sono svegliato oggi come ogni altro fottutissimo giorno, questa notte ho sognato di tutto gli occhi color cielo di mia nonna che Dio la Benedica, quanto mia madre mi ha fatto pesare l'esistenza di mio padre, la crisi economica, quei cazzo di completi intimi di pizzo,il cane che non ho mai avuto, le stronzate che facevamo da piccoli con amici che non vedo più da un pezzo e ho perfino sognato di sparare a JFK dopo aver bevuto una birra scadente di quelle nelle lattine... odio i sogni quando non m fanno dormire bene.
Metto la caffettiera sul fuoco e mi accendo una Stuyvesant.. "Maledette sigarette sono aumentate di nuovo, finirò per lavorare solo per comprarle" i miei 600 pezzi al mese pensai..
Vedo in certi istanti della mia vita tutto come rallentato, come in un film soprattutto quando aspetto che la pressione dell'acqua aumenti e che mescolandosi a quella polvere nera magica esca da quell'imbuto altrimenti senza caffè non vivo... Proprio come nei film penso sempre che prima che accada qualcosa io la senta come se il mio istinto non mentisse mai ai più neri presagi, in quei secondi precedenti allo squillo del telefono ero nel panico...
"Pronto?"
Era un conoscente, Mattia o Paolo questi due li scambiavo sempre, dopo 10 secondi di convenevoli restò zitto per altri 10 poi mi disse... "Luna è morta..." Sorseggiavo il caffè distratto dal ronzio del frigo e cosi in un momento la mia cucina divenne grigia il campo visivo mi si restrinse e restai immobile, un brivido mi passò per la schiena ed uno squarcio della mia vita riemerse come in un flashback degno di Lynch...
Se n'è andata con un overdose, da sola in una cazzo di camera di un Hotel di 2 stelle squallido ad Amsterdam, lei lo spirito libero per eccellenza, le droghe, i rave, i viaggi in treno dove un panino con della carne gelida sembrava miele per api, l'amore in macchina al profumo di Amnesia e adesso....? Cazzo Luna...
L'amavo anche se le nostre vite erano diverse e le scelte ci portarono inevitabilmente a dividerci ma non avrei mai pensato di presenziare al suo funerale...anzi l'avrei immaginata al mio seduta e messa da parte dentro una chiesa semi vuota...
Chiamai il capo non andai a lavoro e pensai a cosa mettermi per il funerale non so perchè, fumavo e pensavo, non riuscivo a crederci... le ore passarono e finalmente uscii di casa...
Al Funerale una schiera di punkabestia si erano presentati, fottuti tossici pensai anche se io non ero da meno, cosa cazzo ridevano davanti la chiesa guardandosi tra di loro come si fà in un branco, in fondo lo sapevo ma di fronte al feretro le ginocchia mi cedettero, non riuscivo a respirare, mi si apri una voragine dentro, eravamo cresciuti insieme, un pezzo importante della mia insignificante esistenza.. morta cosi come se nulla fosse... una ragazza autentica piena di vita, incosciente , solare e generosa...
Ricordo un viaggio insieme in treno a Budapest, avevamo 17 anni forse, in una cuccetta del treno facemmo l'amore nel gelido di quel terribile inverno, si strinse forte a me e mi sussurrò "Stringimi forte, Stringimi forte forte" e poi si addormento tra le mie braccia, un momento di felicità estrema uno di quei momenti che resta nella vita come un battito in più che ti fà vivere ancora e sperare, sembra banale ma dal finestrino la luna fra le nuvole fece brillare i suoi orecchini mentre io respiravo il profumo della sua pelle bianca e perfetta...mi sentivo un Dio...
"La Luna è di tutti, io sono mia" diceva...  quanto sei speciale luna, sapevo che troppi uomini ti circondavano ma essere anche uno fra i molti andava bene lo stesso...

Pur di stare con te avevo accettato qualsiasi compromesso, magnifico averti tra le braccia scatenava l'invidia di chiunque guardasse, oltre a te stessa non avevi niente... tu ne fregavi di tutti e tutti se ne fregavano di te, a parte io o forse qualcun'altro che non conosco.. stavo sempre li a giudicarti ma solo perchè ti volevo bene.. perchè mi sentivo fortunato ad averti vicino e lo sai che poi subito dopo averti sgridato ti riempivo di baci e carezze...

Mi dispiace se quel giorno ti presi a schiaffi ma non volevo che ti facessi cazzo... Non capivo perchè volevi esagerare per forza, non ti bastava possedere te stessa volevi anche distruggerti.
Solo un'altra c'è stata come te che poi mi ha anche spezzato il cuore, tu  non l'avresti mai fatto.. ho sempre pensato che dopo quel giorno ti avrei rivista per caso come sempre ma poi sei scomparsa... chissà dove cazzo sei stata in tutto questo tempo, ma tanto lo sapevi che ti amavo...Non ero poi cosi importante per te ma spero che qualche notte mi avrai pensato, io l'ho fatto spesso, magari ricordando di come ci perdemmo quella sera a Budapest e ubriachi  chiedevamo dritte alla puttane per le strade... che risate...
Come te Nessuno mai...


Vado a casa adesso, prima forse vado a comprare un pò birra in lattine che lascerò sparse per casa, starò in balcone penso e guarderò per ore il cielo.. forse tu prima di andartene fissavi fuori la finestra di quel cazzo di hotel a 2 stelle, guarderò fuori anch'io... fumerò e magari svuoterò il frigo, al diavolo i soldi non me ne frega niente, non c'è niente in questa vita oltre la vita stessa. Ti amo Luna.








Per Luna.

sabato 10 settembre 2011

L'après-nuit.


Ero li su quel piccolo ed insignificante balcone, come tante altre volte dicevo di soffrire d'insonnia, in realtà mi piaceva vivere in una città morente e scura ma l'alba era ormai prossima... il silenzio regalava spazio ai miei discordanti pensieri ma poi pian piano quel silenzio divenne un fastidioso cinguettio , un rumore meccanico ed innaturale, una voce confusa e lontana, la città si trasformò in un organismo vivente non diverso da noi o dall'universo... anzi cosi uguale da non crederci.  

 La luce si diffuse donando insoliti e naturali colori a quella piccola ma affascinante porzione di "creato" che i miei occhi riuscivano a vedere, io restai scuro non so per quale motivo ma la luce sembrava non riflettere su di me, mi sentivo escluso, uno spettatore invisibile ed insulso, ho idealizzato quel momento per il puro piacere di esaltare qualcosa di banale, mi sentii cosi stupido quando una lacrima seguita da altre cento fecero diventare il mio viso ancora più imbarazzante, quello stupore già conosciuto mi fece tradire per l'ennesima volta la "nostra" tanto amata notte.

Sapevo tu fossi lì ma non conoscevo la tua direzione, chissà se da qualche parte lì in mezzo vedevi ciò che vedevo io, ma ne dubito... non ti ho mai visto distinguere un colore da un altro, eppure tu non eri cosi diversa da ciò che stavo osservando, sei sempre riuscita a notare solo la tua splendente bellezza, nient'altro... il tuo sguardo non si distoglieva mai dalla tua immagine riflessa, non facevo altro che chiedermi il perché non notavi ciò che ti stava attorno... hai sempre avuto la presunzione di credere di poter vedere ciò che vedevo io...

Ti ricordo ancora nuda ed immobile sul mio letto, tu che stavi ad aspettare una mia parola, forse tu riusciresti a vedere più colori di quanti ne veda io? Cosa sei se non un pensiero, sei solo ciò che creo io altrimenti saresti niente... non avresti niente di magico o voluttuoso, pensi che la luna ti protegga da quella realtà che travolge e riscalda anche la più immobile e sgraziata Anima?


 La tua Dea potrebbe baciare una forestiera che non ha mai toccato con le sue parole la sua infinita magnificenza? Che in modo cosi vile scaccia dei pensieri "malsani" e veri che la fanno sentir viva? Eppure eri così vicina a redimere i tuoi sbagli, a dare un senso a ciò che di volutamente insensato hai creato attorno a te...

Il vento rendeva meno pesante gli effetti dell'alcol ingerito,  mille immagini di te scorrevano, un vento gelido che andava impregnandosi di quei fumi che l'organismo vivente e meccanico espelleva, cos'ero io se non parte di esso o una vittima inconsapevole... in realtà forse mi stavo illudendo come sempre, ma su quel balcone mi sentivo vivo, non mi sarei mai buttato giù pensavo, era troppo bello osservare quell'insignificante o forse speciale vita che gli esserini sulle scatole di latta conducevano, sembrava tutto cosi programmato.. ebbene si è la vita... molti dicono ma come si può non osservarla almeno per una volta con occhi diversi? Occhi felini ed inconsistenti che guardano senza elaborare... parlo di occhi che non danno un senso a ciò che vedono...

Io c'ero rimasto li su quel balcone, non avevo più la cognizione della realtà ma tutto questo mi piaceva, non sentirmi dentro quel mondo mi appagava come nessun'altra cosa, mi appagava quasi quanto te, cosi bella e cosi perfetta, che con i tuoi sinuosi movimenti sembravi una Dea scesa dal fantomatico Olimpo, una Dea senza nessuna virtù, una Dea voluttuosa che guardandoti ed ammaliandoti ti prendeva per mano conducendoti in quell'inferno che molti chiamano Amore o qualcos'altro.

I pensieri si fecero pesanti come le mie palpebre, forse in pochi minuti avevo imparato qualcosa dal nulla, mi accesi una sigaretta...riflettei un attimo e intuii che stava nella mia percezione delle cose la differenza, in realtà quell'alba che sembrava così mistica ed affascinante dava vita ad un mondo meschino e crudele, un mondo falso e privo di ideali, dove una lacrima seguita da altre cento non significava altro che compassione, dove niente aveva senso se non tenersi stretto qualcosa alla quale neppure si riesce a credere, neppure si riesce ad essere fedeli.
Eppure mi ricordo quando su questo balcone c'eri seduta anche tu, e spesso facevamo questo gioco, osservavamo l'alba e a volte il tramonto, tradivamo indistintamente il giorno e la notte, ogni volta come se fosse la prima, restavamo in silenzio, ci stupivamo. Ma forse mi assecondavi non so per quale malato motivo.

Io su questo balcone ci sono rimasto, come il primo giorno, non ho mai smesso di volermi meravigliare, di voler vivere, di voler peccare ancora un'altra volta, senza più paura di fare i conti con la realtà semplicemente perchè in quel giorno come tanti altri passato senza di te, capii qualcosa di nuovo..
Vorrei tanto tu fossi qui anche se non faccio altro che vedere i tuoi sbagli e le tue contraddizioni. Mi accesi un'altra sigaretta, guardai per l'ultima volta tutto ciò che i miei occhi riuscivano a vedere, e poi... mi Buttai giù, così di colpo. Chissà se la luce adesso era riuscita a riflettere su di me, a donarmi qualche colore.


Quel giorno poi tanto tuonò che piovve ed il cielo terso divenne grigio e triste, forse perchè quel mondo voleva cancellare velocemente le mie tracce o forse l'avevo contagiato mescolandolo al mio, ma il mio nonostante tutto l'ho tenuto stretto fino all'ultimo istante in cui ho potuto.



Quel giorno capii che la realtà è sempre stata solo una semplice e distinta percezione delle cose, non importa in quanti modi essa trasmetta le sue verità, l'importante è capirle ed accettarle, accoglierle e non illuderle mai.






Gilles Miquelis "Après-nuit de noce"






venerdì 20 maggio 2011

Sentiero scavato.

E' soltanto la storia di un giorno, del nostro ultimo giorno, una storia che a molti potrebbe non colpire ma Nicole quella che molti chiamavano "Vita" pensava fosse un'invenzione di qualche pubblicità per umani incapaci di confrontarsi con il mondo, aveva dimenticato la capacità di dare un senso a tutto ciò che di insignificante esisteva, quello che noi chiamiamo esistenza per lei era sopravvivenza, e pensare che tutti crediamo di sopravvivere ma dovevate vedere i suoi occhi per capirlo, forse nella sua casa cosi silenziosa c'è ancora qualche sua foto ricoperta di tempo e si sente persino il suo odore... era cosi bella che quando la vidi la prima volta, l'aria che c'era tra di noi sembrava immobile, come a rendere ogni dettaglio un particolare del quale non si poteva fare a meno.


Ogni giorno per lei passava cadendo come una foglia autunnale, ammazzando il tempo continuamente, trovando anche qualcosa di banale da fare per non sentirsi inutile, non riusciva da tempo a provare più amore per le cose che faceva, ma osservava molto ogni cosa e ogni piccolo particolare restava impresso nella sua mente, come se ogni cosa potesse darle un insegnamento.
Spesso ricordava la frase che sua madre le ripeteva quasi ogni giorno riferendosi a suo padre che è fuggito e che lei continuava ad amare ancora, sopratutto quando la vedeva triste diceva "Nicole quello che  di più desideri a volte non succede... potrai conoscere migliaia di persone e nessuna ti potrà colpire veramente ma poi se hai un pò di fortuna ne conosci una e decidi di voler restare con lei per sempre... o quasi."

Era novembre ed un bel pò di tempo era passato dal giorno di quell'incidente ed ogni giorno era un chiodo che la bloccava in quei luoghi che tanto sapevano di noi, a Lione faceva freddo e lei decise di uscire da quella casa che era diventata il suo bunker privato, passare un pò di tempo insieme per sentirsi ancora viva, per dare un senso a quel vuoto che la avvolgeva.
Gli aghi di ghiaccio dell'aria fredda penetravano quel trench rosso che aveva acquistato qualche settimana prima, battendo i denti tirò la sua sciarpa fatta in casa sul suo viso delicato, Nicole godeva dell'inverno forse perchè poteva nascondersi da quella realtà che tanto la faceva sentire cosi inadeguata.
Le luci, i volti, le automobili scintillanti.. fusi insieme giunti all'attraversamento pedonale di un incrocio... quel caos la faceva sentire parte di un sistema, i volti delle persone seguivano traiettorie divergenti ed era come se i loro corpi fluissero con continuità l'uno con l'altro, le dava una forza che lei non voleva, si sentiva conforme a tutte quelle persone che sembravano cosi diverse da ciò che era.
In mano aveva il solito mazzo di fiori profumati, lo portava con sè come se l'unico scopo della sua vita fosse riconquistare un'amore perduto.
Il cancello era aperto e l'aria era cosi leggera che le gambe non sentivano più il peso di un corpo cosi perfetto, sentirsi sola in quel posto le ha dato un brivido che la accarezzava e quella sensazione che non provava da tempo la stupì, in quel cimitero lei si sentiva l'unico essere privo di vita, il sentiero scavato per arrivare  sembrava l'unica strada per un paradiso privato che ormai non sentiva più suo...

Nicole non ha mai preteso niente, ma la vita era stata dura con lei, le aveva tolto tutto ciò a cui credeva veramente, la solitudine voleva non abbandonarla mai, la cullava e la faceva parte di sè, ciò che più desiderava l'aveva avuto e ogni lacrima versata era seguita da un sorriso di cui quasi si vergognava.

Lasciò quei fiori colorati in quel metro quadrato di disperazione e di sogni infranti. Non osò neanche parlarmi quel giorno, pervasa da un istinto incontrollabile pianse e scappò via. Chiuse gli occhi per un attimo e quando li riapri stupendosi di ciò che stava accadendo si accorse della forza con la quale il suo cuore le fece scorrere il sangue dentro, sembrava quasi che in un momento cosi inadatto la vita avesse preso il sopravvento su di lei. Aveva fatto una scelta inconsapevole, aveva metabolizzato la perdita di un amore e solo adesso era pronta ad amare di nuovo sè stessa.

Non ho mai saputo più nulla,ma credo che a volte ciò che si ha dentro è più forte di qualsiasi condizione umana, non si può scappare da sè stessi a lungo, bisogna conoscersi a fondo prima di farsi del male, prima di buttare via un'amore forse serve amare sè stessi più di ogni altra cosa.

Non so più nulla di lei da mesi ma la voglio immaginare mia come sempre,voglio ricordare le fossette delle sue guance felici coperte da quella felpa che metteva quando sentiva freddo, il profumo che regalava a tutto ciò che le stava attorno, i fiori sono ormai secchi e vorrei diventassero presto polvere, vorrei tanto vederla felice anche se so che mi farebbe male, ma la amo cosi tanto da riuscire ad immaginarla vivere.

Amare è l'unico modo per non sentirsi soli.








giovedì 17 marzo 2011

Grigia Penombra



Vedo uomini malamente travestiti da donne, le labbra pesantemente dipinte sotto la barba. Euforia e perdita di sensi, il cuore batte forte e gli occhi ingannano ogni percezione, aver paura di farsi trascinare dal ritmo per paura di non poter vedere i suoi occhi, per non poter aggrapparsi ad un illusione cosi reale da crederci veramente.




Credersi cosi disillusi da illudersi per qualcosa che non c'è, che non esiste, che non ti riscalda ma ti lascia sempre a metà solo per poterti illudere ancora un altro pò...


Non vedo niente oltre quella siepe, le ho dato fuoco per guardare meglio, ma li c'è soltanto Grigia Penombra proveniente da là dietro, creata da qualcuno... mi chiedo come si possa essere cosi banali?
Come si può illudere un'illusione?


Vidi una luce intenzionata a scacciare la Grigia penombra, cercando un brivido per sentirmi vivo guardo ancora, solo per perdere anche una lacrima, cercando qualcosa all'interno di niente, la luce diviene intensa, la sua sagoma rimpicciolisce sempre più, i suoi contorni sono adesso appena percettibili, la luce mi acceca sempre di più, siamo alla fine... decido di tornare nel posto che non c'è protetto da un'illusione ancora più grande. Hai vinto.


La fine è quella che ti senti dentro, quando qualcosa che ti fa stare bene inizia a farti del male, quando non hai il coraggio di accettare ciò che è più grande di te, quando non sai neanche chi sei non puoi farti del bene.
La fine è arrivata e la colpa è della gravità che mi impedisce di volare come si faceva all'interno di un pensiero cosi vero capace di attraversarti come un'onda sonora, capace di farti sognare.


Ti ricorderò come una dolce melodia che mi ha fatto sorridere, come il suono di un violino ben accordato suonato in un posto dove potevamo vivere dei momenti di illusioni, dove potevamo vivere.
Il Silenzio ti renderà capace di sentire i battiti del tuo cuore, ti renderà capace di sentirti poco umana, ti renderà  capace di vedere la mia fine.




Siamo due pensieri, due illusioni che fino a ieri si tenevano per mano, forse nel momento in cui potevo tenerti la mano e trascinarti a me divento razionale, e lascio passare l'infinito tra di noi...



venerdì 4 marzo 2011

Ciò che resta è alcool e sogni confusi.



A volte credi di poter sognare la persona della tua vita ma non pensi mai di riuscire a sopportare di non di trovare mai  la persona dei tuoi sogni... ieri ho sognato, era da parecchio che non sognavo più... racchiuso in quel momento unico di felicità estrema, complici la fertilità di idee e di opinioni... complici le illusioni... quelle che riscaldano e che ti fanno male.
La banalità di scrivere voglio vivere e non sopravvivere, vedere un mondo fatto di specchi tutti uguali dello stesso peso e della stessa misura, vedersi in ognuno cosi diverso... a volte appannato, a volte vedersi cosi chiaramente da farsi schifo...
Ho voglia di comprare maschere per poi distruggerle, ho voglia di vedere me stesso negli occhi di un'altra persona e amarmi incondizionatamente.
Amore cosi sicuro e asciutto da rifugiarsi nelle ipocrisie dei sempre....  quello da saponetta ingiallita, quello senza sorprese, da serate silenziose a vedere film, quando il cuore ti batte forte solo perchè il tuo stomaco sta digerendo quei cazzo di pop-corn troppo salati.


Scrivo per paura di non riuscire più a scrivere, scrivo per ricordare qualcosa che non c'è più, che è finita una sera con degli occhi rossi e un senso di incompletezza e vuoto. Scrivo per dare un finale a ciò che scrivo, per la presunzione di poter scatenare un'emozione... per la presunzione di potermi sentire ancora me stesso sempre e non il frutto di una chimica che mi fà sentire cosi umano da sentir attraversare lentamente il fumo nei polmoni, da sentir scorrere del sangue sporco per sentirmi vivo...


Parole già conosciute messe una dietro l'altra per dare un senso nuovo a tutto...


Cio che resta è alcool e sogni confusi. Cosa resta?


Il Silenzio è cosi sexy e i discorsi cosi poco costruttivi, ed ecco che si rifanno vivi tutti i mostri, storie troppo stratificate e sovrapposte mosse da un'unico desiderio, quello di un momento... quello dei miei discorsi banali e delle mie evitabili paranoie, sulla tua pelle ancora le mie impronte che un pò d'acqua e un pò di autostima spazzeranno via.
"Una fiaba da notte invernale senza stelle ti si adatta bene", posso barricare la porta, appostare per giorni interi nell'oscurità, ma in qualche modo lei mi becca sempre..dietro di lei s'è ammucchiato il futuro e lentamente si innalza sempre più fino ad abbracciarmi con lo sguardo, fino a rendere vano il mio disprezzo.


Non voglio dimenticare che il Paradiso è fatto di miele, ma ciò  che resta adesso è solo Alcool e sogni Confusi, ciò che resta adesso è Niente.






Photo  Andrea Curti.

lunedì 29 novembre 2010

Paradise Hole...




                        Scavammo il pozzo durante il crepuscolo.
                                       Scavammo il pozzo di Babele.






Quel buco è opera sua dissero, ed io mi ci ficcai dentro aspettandoti con disinvoltura.

Ma ci siamo persi di vista nel sogno, perchè finchè sogno tu esisti...

Non ho mai odiato cosi poco il rosso del sole morente, non ho mai odiato la mia pelle sanguinante, non ho mai odiato cosi tanto il mio idealizzare tutto e niente.

Sei cosi libera da poterti sentire oppressa dal mio amore per te, e tu disegni sulla tua pelle delle ombre... che non bastano a coprire ciò che sei, che non bastano a rendere armonico ogni suono prodotto da tutto ciò che ti circonda.

Ad occhi chiusi ti vidi passeggiare in Hyde Park, osservai quelle falene ruotarti intorno e seguendo una forma geometrica perfetta allontanarsi bruscamente impauriti dal significato dei tuoi pensieri per poi tornare a te...
Non ho mai capito il perchè lo facessero ma ti raccontai lo stesso di me, del mio paradiso in declino e che il tuo arrivo aveva portato con sè degli angeli pronti a combattere per difenderlo.
Mi dicesti... "Non dimenticare, anche se tu dovessi svegliarti senza una penna, che il Paradiso è un posto dove si spreca spazio occupato da idioti posseduti dagli Dei".


Tutto è Materia in rovina, ma la speranza è lottare ad armi pari contro un duro destino, perchè niente succede per caso e le conseguenze di ogni cosa vanno portate come una mamma porta con sè una figlia tra le braccia.


Malavitosi erediteranno la terra degli angeli, sentirò il loro odore amalgamarsi con il tuo, ma ti amerò sempre e tu non dovrai mai dubitare di me, perchè mi vedrai ad occhi aperti coprire con le tue parole quel pozzo... ricordi? quello che scavammo insieme...


quel pozzo di babele scavato per te.










Photo Noise&Cigarettes

martedì 9 novembre 2010

My rock...my ravine

Sottile, fragrante armonia di carta.



Curata dal tocco gentile di una compagnia estiva.
Compagni i granelli di sabbia dentro le scarpe. Sulle ciglia.
Ti piaceva scavare buche

per seppellirvi ricordi.
Guardavo le onde.


Ma sceglievo te.

Mi toccava ricercare tesori nascosti
nel profondo pentimento
di aver smarrito la strada.
Guardavo gli scogli.


Ma mi aggrappavo a te.


Inghiottita dall'alta marea maledicesti il mare.
Benedetta acqua santa!
Un mare di vertigini dentro.
Guardavo la battigia.


Ma vedevo te.


Costantemente turbato
scavavi e scavavi.
Scavavi sempre.
Ed io annegavo, annegavo.
Sempre più lentamente.

Ricordi?

Ho toccato il fondo.
Nell'abisso seminai me stesso.
E mentre tu scavavi, scavavi,
cercando l'acqua santa,
io me ne stavo lì,
nella perenne apnea
a due centimetri di distanza da te....  "Da Monna".




di notte a Monna piace corrompere, lei ama il silenzio,di notte Amo farmi corrompere,non certo essere corrotto da chiunque...
il mio botteghino non trasmette più da tempo,mentre il suo inonda dolcemente una mente contorta...mi oscura la vista e istante dopo istante me la toglie...


se ti guardassi ancora un pò riuscirei quasi a vedere con i tuoi occhi....